Malta (TMNews) - Un uomo si affaccia alle sbarre di ferro e urla dei numeri. L'atmosfera è tesa. Qualcuno si stacca dal gruppo ed esplode in un abbraccio di gioia. Ha ottenuto l'asilo politico in Europa, per lui inizia una nuova vita.Siamo sull'isola di Malta. Come a Lampedusa i migranti provenienti da Nord Africa spesso approdano sulle sue coste in cerca di salvezza e la Cnn ha documentato le loro condizioni di vita. Sono venuti fin qua in cerca di libertà ma vivono come prigionieri.Chi non sente pronunciare il suo numero si sente perso, sopraffatto dallo sconforto."Vengo dalla Somalia - spiega il 29enne Ahmed - la mia domanda è stata rigettata già una volta. Sono venuto per lasciarmi alle spalle le difficoltà e trovare la pace ma ho avuto un sacco di problemi dal mio primo rifiuto".La storia della disperazione tra queste mura si scrive col sangue. I responsabili parlano di un tentato suicidio alla settimana, anche perché le condizioni di vita sono pessime. E' buio, sporco e la puzza è insopportabile."Il regime carcerario maltese è oggetto di molti attacchi da parte delle associazioni umanitarie - spiega Neil Falzon, direttore della fondazione Aditus - la scarsa igiene, il sovraffollamento e solo 2 ore d'aria al giorno generano depressione e ansia. Molti letteralmente impazziscono a stare qui".Il governo maltese, dal canto suo, chiede il supporto dell'Unione europea per affrontare l'emergenza. Fatto sta che, una volta sbarcati sull'isola, per i clandestini scatta il provvedimento di fermo obbligatorio e sono costretti a vivere qua dentro finché qualcuno non chiamerà il loro numero, finché qualcuno non gli dirà che hanno vinto il loro diritto alla vita.