Milano, (TMNews) - In Mali da quando è iniziata la guerra contro i ribelli jihadisti, i Tuareg e gli arabi del Mali vivono nella paura. Non solo, come tutti i civili, del conflitto fra l'esercito maliano appoggiato dalle forze di sicurezza francesi contro gli estremisti, ma anche del pregiudizio causato dalle loro origini, arabe come i terroristi islamici odiati dalla popolazione che ne ha subito gli abusi. Il rischio di essere scambiati per terroristi o per fiancheggiatori è grande. "Siamo stati attaccati da passanti, erano armati, hanno rotto tutto, hanno preso tutto - racconta Ould Kahifa ricordando la notte dell'assalto alla sua società di trasporti - siamo arabi e qualcuno si è permesso di assimilarci ai terroristi".Kaifa è stato interrogato dalla polizia che lo accusava di aver collaborato con gli islamisti, la sua unica colpa è essere originario di Gao, città del Nord in mano da mesi ai terroristi islamici. "Abbiamo la famiglia a Gao, sono tutti partiti per il Niger, per le stesse ragioni", le organizzazioni umanitarie segnalano la presenza sempre più massiccia di arabi e Tuareg fra i profughi che lasciano il paese.La Federazione Internazionale dei Diritti Umani accusa l'esercito di aver messo in atto esecuzioni sommarie. I militari smentiscono e annunciano la tolleranza zero. "Se uno solo di loro compie abusi sulla popolazione o sui prigionieri - dice il capitano Modibo Traoré - sarà radiato dall'esercito e portato davanti a un tribunale militare e civile".