Timbuctu (Mali) - "Non sono musulmani, sono banditi", è triste Mohamed, non crede a quello che ha visto con i suoi occhi. I miliziani islamisti legati ad Al Qaeda, prima di fuggire da Timbuctù, nel Mali settentrionale hanno messo a ferro e fuoco la città, distruggendo anche gli stessi mausolei religiosi e incendiando biblioteche con libri rari e copie antiche del Corano."Un musulmano non brucerà mai un Corano - dice Mohamed - in nessun momento della sua vita. Così come un cristiano non brucerà mai una bibbia, per questo possiamo confermare che non sono musulmani".Lo spettacolo è desolante in piazza Sankoré, davanti all'Istituto di alti studi e di ricerche islamiche Ahmed Baba: il terreno è cosparso di calcinacci e della cenere dei manoscritti bruciati, un vero e proprio tesoro della cultura maliana, andata perduta per sempre. "Hanno preso i picconi e hanno distrutto tutto", dice questo testimone. "Non possiamo definirli altrimenti che terroristi - aggiunge quest'uomo - sono dei distruttori. Sono persone che non hanno nulla a che fare con l'Islam".La furia distruttiva delle milizie jihadiste, probabilmente dettata dall'avversione estremista a ogni forma di idolatria, non ha risparmiato nemmeno il riferimento ai "333 santi", menzionati sul cartello di Benvenuto che campeggiava alle porte di Timbuctù, la "città dei 333 santi", diventata patrimonio mondiale dell'Unesco nel 1988.