Palermo (askanews) - Beni mobili, immobili, società e rapporti bancari per oltre 800 milioni di euro. È l'ammontare del maxi sequestro effettuato dallaDirezione Investigativa Antimafia di Palermo al ragioniere commercialista Giuseppe Acanto, 55enne di Villabate (Pa) ritenuto vicino alla cosca locale, un tempo roccaforte di Bernardo Provenzano.Il sequestro è stato disposto dal Tribunale di Palermo. Le indagini economico-patrimoniali degli investigatori della Dia palermitana, effettuate d'intesa con il procuratore aggiunto, Bernardo Petralia, coordinatore del "Gruppo Misure diPrevenzione" della Procura distrettuale dntimafia, hanno inchiodato Acanto alle sue responsabilità. Riccardo Sciuto, capo della Dia di Palermo."Stiamo parlando di uno che convenzionalmente si definisce colletto bianco - ha spiegato Sciuto - anche se tanto bianco non sembra, che in qualche misura per raggiungere il proprio successo economico ha ingaggiato o è stato ingaggiato da Cosa nostra, perseguendone i medesimi fini quindi il suo patrimonio lo riteniamo patrimonio di Cosa nostra, in particolare della cosca dei Villabate che è molto agguerrita".Nello studio del commercialista sono state rintracciate le scritture contabili sia di aziende operanti all'interno del mercato ortofrutticolo palermitano, sia di società riconducibili ad altri indiziati mafiosi."Il tribunale ha nominato un amministratore giudiziario - ha aggiunto Sciuto -. Uno degli obiettivi dello Stato è mantenere le aziende sul mercato facendole fruttare in un mercato che però sia libero e che non sia compromesso".La posizione di rilievo assunta Acanto era emersa già in passato, sia per la sua nomina a direttore del mercato ortofrutticolo del Comune di Villabate, poi sequestrato, sia per la sua candidatura alle elezioni dell'Assemblea Regionale Siciliana del 2001, dove, con il sostegno del clan, risultò il primo dei non eletti, salvo subentrare nel 2004 a un suo collega di schieramento, nel frattempo arrestato.