Palermo (askanews) - Alcuni di loro pagavano il pizzo da venti anni, altri da meno tempo ma avevano comunque dovuto sborsare molto denaro a Cosa Nostra oltre a subire periodicamente minacce. A un certo punto degli imprenditori edili e commerciali siciliani hanno detto basta e hanno denunciato le estorsioni. Dopo una lunga inchiesta dei carabinieri di Palermo sono scattate le manette per sette persone appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno. Capi mandamento, capi famiglia, esattori e soldati sono stati raggiunti da un provvedimento di fermo, come ha spiegato il tenente colonnello Salvatore Altavilla."Una manifestazione delinquenziale che mostra quanto pericolosa e agguerrita sia la consorteria di Mislmeri per la capacità di esprimere violenza ed intimidazioni senza mezzi termini", ha spiegato. Ci sono molti episodi che ben spiegano la spregiudicatezza del gruppo criminale nel chiedere il pizzo: quando ad esempio vennero collocati dei crisantemi sotto una scritta dal tenore intimidatorio sulla saracinesca di una macelleria del Comune di Marineo, in provincia di Palermo. Ma anche i video dell'estorsione rendono tutto evidenteL'operazione Jafar si è avvalsa del contributo di un collaboratore di giustizia e soprattutto del coraggio di alcuni imprenditori che hanno abbattuto il muro di omertà che protegge le azioni criminose di Cosa Nostra in Sicilia.