Trapani, (TMNews) - Beni per oltre 30 milioni di euro sono stati sequestrati dagli uomini della Questura e della Guardia di Finanza di Trapani agli imprenditori edili Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, di 79 e 50 anni. I due sono ritenuti vicini a esponenti della mafia, in particolare al numero uno di Cosa nostra Matteo Messina Denaro, che per anni avrebbe pilotato gli appalti pubblici nel Trapanese, compresi i lavori di ristrutturazione al porto in occasione delle regate preliminari dell'America's Cup nel 2005.I sospetti degli inquirenti nei confronti dei Morici sono sorti nel corso del processo per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti del senatore del Pdl Antonio D'Alì.Secondo gli investigatori, il gruppo che faceva capo ai Morici si sarebbe messo d'accordo con le cosche per aggiudicarsi, attraverso un sistema di mazzette e connivenze con politici e amministratori, la gara di ristrutturazione del porto di Trapani, tra il 2001 e il 2005. Un fatto confermato dalle intercettazioni ambientali, dalle quali emergerebbe l'intesa tra il boss Francesco Pace, esponenti politici e altre imprese partecipanti, per favorire i Morici nell'aggiudicazione dell'appalto, e nell'impiego di materiali non conformi come ferro e cemento depotenziati, più economici ma tali da mettere in pericolo la stabilità e la sicurezza dell'opera nel tempo.I sequestri sono stati compiuti in diverse città italiane: nel mirino degli investigatori 142 beni immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari, 9 partecipazioni societarie e 6 società, sequestrate e sottoposte ad amministrazione giudiziaria, tra cui il cantiere sull'area portuale di Trapani.