Roma, (askanews) - C'è una parte del movimento delle Madri di Plaza de Mayo che dopo 38 anni ancora non si arrende e non intende fare sconti né al governo argentino né alla Chiesa cattolica. Nora Cortinas non ha mai saputo più nulla di suo figlio Carlos Gustavo dopo che la dittatura lo ha inghiottito insieme ad altri 30mila desaparecidos. Quello che Nora sa però è che la presidente argentina, Cristina Kirchner, ha nominato capo dell'esercito, Cèsar Milani, nonostante i sospetti su un suo coinvolgimento nella sparizione di suo figlio o in quella di altri desaparecidos. "Milani deve rendere conto alla giustizia perché è responsabile di violazione dei diritti umani", dice Nora. Niente sconti neanche alla Chiesa da questa donna cattolica che sfida l'attuale Papa, Francesco, che in piena dittatura ebbe un ruolo di peso come Provinciale dei gesuiti in Sud America. "Si bea di essere moderno: dimostri la sua modernità chiamando l'episcopato argentino e ordinando che vengano aperti gli archivi della Chiesa per fare piena luce su quello che avvenne. Sono dimostrate le complicità dei vertici della Chiesa con la dittatura: i cappellani militari davano l'estrema unzione ai desaparecidos prima che questi venissero gettati nel Rio de la Plata; il vertice, quattro o cinque vescovi, di cui solo uno credo oggi vivo, sono sempre stati schierati con il regime e non c'è mai stato un mea culpa".Nora fa parte dell'associazione delle Madres Linea Fundadora, e fu tra le prime a scendere in Plaza de Mayo nel lontano aprile del 1977 per lottare contro la dittatura che tra il 1976 e il 1983 mise in atto un terrorismo di Stato con sequestri, torture, omicidi degli oppositori politici cui strapparono anche i neonati. Da quel giorno, migliaia di altre madri si unirono alla protesta. "Questo metodo infame era sistematico, in tutto il Paese: dal Nord al Sud, dall'Est all'Ovest. Operazioni venivano fatte ovunque, nelle case, nelle fabbriche, nelle scuole e nelle università, in strada. Ovunque appariva una pattuglia e razziava ciò che voleva". A più di trent'anni dalla fine della dittatura, molti processi sono ancora in corso. Secondo i dati del Centro de estudio legales y sociales, aggiornati a fine 2014, sono oltre 2600 le persone accusate di aver violato i diritti umani, circa un terzo sono state processate e di queste oltre 500 sono state giudicate colpevoli. I giudizi che si sono conclusi sono stati solo il 30% dal 2006 (dopo l'avvio dei processi sotto la presidenza di Nestor Kirchner) ad oggi. E sinora sul banco degli imputati sono finiti soprattutto uomini in uniforme, sfiorando solamente le responsabilità da parte di altri settori della società, come funzionari civili o imprenditori. Con i Kirchner quindi partirono i processi. "Ma non dobbiamo applaudire tutti i giorni", sostiene Nora. Il gruppo delle madri che ha deciso di appoggiare il governo in tutto quello che fa, un domani sarà complice di quello che si dimostrerà essere sbagliato. Il governo non vuole aprire gli archivi perché i nomi che sono in questi archivi coinvolgono funzionari che ora sono in carica. Ho tre nipoti e ho tre bisnipotine e continuerò a lottare fino a quando mi rimarrà l'ultimo alito di vita".