Idomeni, Grecia (askanews) - Migliaia di migranti si ammassano in un campo profughi tra la Grecia e la Macedonia, dopo che le autorità di Skopje hanno imposto controlli più severi dei documenti di siriani e iracheni che cercano di entrare in territorio macedone, lungo le rotte della speranza che portano verso l'Europa occidentale e settentrionale.Invece di accettare senza problemi i nuovi documenti di viaggio rilasciati ai migranti dai centri di registrazione allestiti sulle isole greche di approdo, ora la polizia di frontiera macedone esige dai richiedenti asilo provenienti dalla Siria o dall'Iraq di esibire passaporti o certificati di nascita originali.La procedura, dal tono vagamente surreale, si ripete sconcertante. Con l'ansia scolpita sul volto un profugo tende alla guardia di frontiera il certificato di nascita, sperando che gli consenta, come in un percorso a ostacoli, di lanciarsi nella tappa successiva del suo lungo calvario.Il guardiano della soglia prende il foglio, lo scruta attento con gli occhi socchiusi in cerca di prove di una falsificazione. Dopo qualche attimo che plana come un'eternità sulle angosce dei migranti, con un gesto liberatorio concede il passaggio. Ma non tutti sono così fortunati. Anche se nello scrutinio non è stato utilizzato alcun strumento ottico, il che lascia perplessi sull'efficacia dei controlli.Quella della Macedonia è l'ultima misura unilaterale assunta da diversi Stati europei nel tentativo di fermare il flusso epocale di migranti che ha preso d'assalto il continente. Mentre divampa l'aspra polemica tra chi si oppone e chi concede il passaggio, nessuno sembra chiedersi come affrontare l'emergenza alla radici, in un modo o nell'altro, dato che migrazioni di massa in tempi di crisi economica internazionale non sembrano incentivare sentimenti di tolleranza e fratellanza.Mentre all'orizzonte, dalla Siria alla Libia, si fanno più cupi i venti di guerra che certamente non contribuiranno ad attenuare la crisi.(Immagini Afp)