Roma (askanews) - "Non ho mai fatto pressioni con chicchessia per procurare lavoro a mio figlio". Lo ribadisce il ministro Maurizio Lupi, in aula a Montecitorio per l'informativa sull'inchiesta di Firenze. La telefonata a Incalza, per Lupi, va spiegata così: "L'intercettazione documenta che ho proposto a mio figlio, come farebbe qualsiasi padre, la possibilità di fargli incontrare una persona di grande esperienza per consigliarlo sulla scelta da fare", aggiunge Lupi. E per rafforzare questa lettura aggiunge: "La decisione di Incalza di chiamare Perotti non può essermi addebitata. Conosco Perotti da anni, che bisogno avrei avuto di chiedere a Incalza di intercecedere per lui? Se avessi voluto, avrei potuto farlo io. E non l'ho mai fatto". Ancora: "Credo sia evidente e inverosimile che un amico di famiglia da 40 anni abbia potuto accreditarsi a me con un vestito".