Milano (TMNews) - La minaccia degli estremisti dell'Isis sta preoccupando i governi di molti Paesi e mentre si allarga il fronte degli Stati che intraprendono azioni militari contro gli islamisti, restano però degli elementi di distinguo e divisione. Da un lato gli Stati Uniti di Barack Obama si candidano al ruolo di leader del fronte internazionale e accanto a loro si schierano, con decisione, la Gran Bretagna di Cameron e la Francia di Hollande. Dall'altro anche Paesi musulmani come l'Iran del presidente Rohani si dicono pronti a intervenire contro l'Esercito islamico, ma solo se i miliziani arriveranno ai loro confini. Cosa che già accade per la Turchia, alle cui frontiere con la Siria già si combatte. E Ankara mobilita le forze armate. La Russia, dal canto suo, non perde l'occasione per ribadire il momento difficile nei rapporti con Washington: per il ministro degli Esteri di Mosca Lavrov gli americani usano la forza unilateralmente nel mondo per difendere i propri interessi.