Tripoli (askanews) - Il cuore di Tripoli non vuole morire. Nonostante il caos e la guerra civile in cui è sprofondato il paese dopo il crollo del regime di Gheddafi.Curiosi e turisti non affollano più la città vecchia della capitale libica, fondata nel VII secolo a.C. dai Fenici nella parte nord-occidentale del territorio libico, alle propaggini del deserto e appoggiata su una scheggia rocciosa che si protende nel Mediterraneo a formare un'ampia baia.Restano, ostinati e disperati, i vecchi artigiani che continuano a lavorare perché questo è il loro lavoro e la loro gioia. Ma sono costretti a mettere da parte i prodotti perché nei negozi non passa più nessuno. Un routine antica, forse immemorabile, sconvolta dai grandi giochi della politica internazionale, quando la Nato intervenne nel 2011 per deporre Gheddafi.Non ci sono più turisti e le vendite sono crollate dell'85% in quattro anni. Ma il vecchio cuore di Tripoli continua a battere, come i martelli dei suoi artigiani. Il governo libico è fuggito nell'est del paese e al suo posto si sono installate le milizie islamiste del gruppo "Fajr Libya" che contende il potere ai gruppi armati dell'Isis, autori di un recente e feroce attentato contro un albergo nel centro di Tripoli.Lavorare è sempre più difficile, perché mancano materie prime e mano d'opera specializzata. Ma qualche visitatore, a metà tra l'audacia e l'incoscienza, continua a essere affascinato dal patrimonio culturale di questa splendida città. Come questo turista pachistano."Ho sentito molto parlare dell'eredità straordinaria di Tripoli, sottolinea. Di qui sono passati gli ottomani e gli italiani e hanno lasciato il segno, come si vede dall'architettura che riflette il loro passaggio in epoche diverse".(Immagini Afp)