Tripoli (askanews) - È il 15 febbraio 2011. Alcune migliaia di persone scendono in piazza a Bengasi per protestare contro il regime di Muhammar Gheddafi. Due giorni dopo le proteste si estendono ad altre città e sull'onda delle cosiddette "primavere arabe" di quei giorni prende il via la "Rivoluzione del 17 febbraio" che porterà alla caduta del dittatore libico, al potere ininterrottamente dal 1 settembre 1969.Oggi, grazie alle inchieste statunitensi sull'uccisione a Bengasi l'11 settembre 2012 dell'ambasciatore statunitense in Libia Christopher Stevens, emerge in maniera sempre più chiara il ruolo della Francia nella rivoluzione libica del 2011.L'indagine del Congresso ha portato alla luce documenti che rivelano imbarazzanti, anche se non stupefacenti, retroscena dell'attacco delle forze Nato contro il regime di Gheddafi, cominciato autonomamente dalla Francia il 19 marzo 2011. Ed è proprio il ruolo di Parigi che emerge con chiarezza.L'Eliseo, allora guidato da Nicolas Sarkozy, aveva deciso un intervento armato "umanitario". In realtà, secondo quanto emerge dai memorandum inviati dal consigliere Sidney Blumethal all'allora segretario di Stato statunitense Hillary Clinton, e poi inghiottiti nello foibe delle sue e-mail private, la Francia, attraverso il servizio estero dei suoi onnipotenti e letali servizi segreti promise ai futuri leader della rivoluzione libica aiuti militari, finanziamenti e riconoscimento diplomatico in cambio di clausole economicamente privilegiate per le aziende francesi, soprattutto nel settore petrolifero. E non solo.Il resto è storia. Grazie ai raid aerei della Natoa Tripoli il quartier generale di Gheddafi cade nelle mani dei ribelli il 23 agosto 2011. Il rais in fuga, verrà barbaramente ucciso il 20 ottobre a Sirte. Si sussurra per mano di un agente dei servizi francesi che riuscirono a vincere una corsa contro il tempo contro concorrenti omologhi che avevano altri interessi.Il caos di un paese troppo ricco di petrolio, la maledizione dei popoli mediorientali, in preda all'anarchia, alla guerra civile e agli appetiti del terrorismo islamista, la crisi epocale dei migranti, gli annegamenti nel Canale di Sicilia, un governo di unità nazionale voluto soprattutto dall'estero che stenta a decollare, la guerra "umanitaria" prossima ventura - con gli effetti collaterali che provocherà- nascono tutti in quei giorni. Per quelle motivazioni e quelle avidità.Al profumo di champagne, come oggi ci racconta il Congresso Usa.(Immagini Afp)