Roma, (askanews) - "Voglio andare in Europa, so che lì posso realizzare i miei sogni. Voglio studiare, trovare un buon lavoro e aiutare la mia famiglia".

E' il sogno di Mohammed, uno dei tanti migranti di un centro di Tripoli, in Libia, dove vengono portati quelli considerati irregolari che tentano di fuggire da condizioni di vita disperate nei loro paesi ma vengono intercettati e non ce la fanno. Luoghi considerati dalla maggior parte delle organizzazioni umanitarie centri di detenzione in cui vengono tenuti in condizioni disumane.

Giuseppe Perrone, ambasciatore italiano in Libia, ha fatto visita al nuovo centro di Ain Zara di Tripoli.

"Questa è la prima visita delle tante che faremo ai centri migranti nel Paese, l'obiettivo è non solo di fare una visita ma di verificare le condizioni sul campo e provvedere a dare un aiuto" ha spiegato.

Il direttore del centro Tarek Bahij: "La capacità di questo centro è di circa 6000 migranti, al momento ce ne sono 750 salvati dalla Guardia Costiera durante le operazioni di soccorso. Gli stiamo fornendo assistenza sanitaria - aggiunge - con l'aiuto di alcune organizzazioni, prima che vengano reimpatriati nei loro paesi".

Intanto, continua il botta e risposta tra il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e la nave di Open Arms dopo il naufragio in cui sono morti una donna e un bambino, e un'altra donna è stata soccorsa dalla nave della ong catalana e le voci di una possibile denuncia nei confronti del governo italiano poi smentita dalla ong stessa. Su Twitter Salvini ha scritto: "La Open Arms si sta dirigendo verso il canale di Sicilia (possibile destinazione zona SAR libica). Altre provocazioni in vista? Vi tengo informati!" e la replica è stata: "Nessuna provocazione, da tre anni a questa parte facciamo operazioni di soccorso".