Beirut (askanews) - "Dieci anni, cento anni, mille anni dopo, ti resteremo fedeli". L'atto di amore che impegna per l'eternità è inciso sui manifesti che tappezzano Beirut per ricordare l'ex primo ministro Rafic Hariri, dieci anni dopo il suo assassinio la cui onda d'urto che travolse tutto il Libano ha ripreso vigore con la guerra civile siriana. Un'altra lezione del passato che non passa. Perché il Libano non dimentica. Non può farlo.Il 14 febbraio 2005 una violentissima esplosione scuote il cuore e le radici della capitale libanese. Un attentato terroristico uccide il premier Hariri e altre 22 persone. La Siria viene subito denunciata come mandante. La "Rivoluzione dei cedri", imponenti manifestazioni nelle strade di Beirut, determinano il ritiro dal paese dell'esercito di Damasco dopo 30 anni di occupazione. È la vendetta postuma di Hariri."Il Libano è cresciuto con Hariri. Ma le sue relazioni interne e internazionali hanno forse dato fastidio a quanti avevano altri progetti per il Libano", spiega Daoud al-Sayegh, ex consigliere del premier.La figura di Hariri resta controversa. Scortato dalla sua immensa ricchezza personale e dal sostegno di molti paesi occidentali, i suoi dieci anni al timone del Libano sono stati scanditi da ricorrenti accuse di corruzione. Ma resta comunque il protagonista della rinascita del paese dopo la devastante guerra civile.Il processo sulla sua morte, condotto dal Tribunale speciale per il Libano, istituito dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, è iniziato un anno fa all'Aia. Sotto accusa cinque membri del movimenti sciita Hezbollah, che non sono mai stati arrestati, protetti dalla loro organizzazione. Ma i libanesi sono scettici sulla possibilità che possa essere fatta luce sull'attentato."Se il Tribunale internazionale avesse davvero intenzione di rivelare elementi decisivi, l'avrebbe fatto da tempo, sottolinea un tassista di Beirut. Non sapremo mai chi ha ucciso Hariri".La crisi siriana bussa con sempre più insistenza alle porte del Libano mentre il paese resta diviso in due fazioni, quella anti siriana, sostenuta da Stati Uniti e Arabia Saudita, e quella filo siriana, appoggiata da Hezbollah, i suoi alleati e l'Iran. Il tutto nel quadro complesso e drammatico della lotta senza quartiere che dilania l'Islam opponendo sunniti e sciiti, un conflitto per interposta persona tra Riyad e Teheran.(Immagini Afp)