Beirut. (askanews) - Quando piove sul bagnato. Alla crisi siriana che impone al Libano, con una popolazione di quattro milioni di abitanti, il carico di una massa di oltre un milione di rifugiati, ora il Paese dei cedri deve affrontare, di nuovo, un'altra emergenza. Quella dei rifiuti.L'accesso settentrionale a Beirut, la capitale libanese, offre agli sfortunati passanti una visione apocalittica: montagne maleodoranti di rifiuti lasciati a imputridire sotto il sole, frutto di una crisi che si trascina da mesi e che sembra lontana da una soluzione.La crisi è di nuovo esplosa quando la discarica principale a Karantina, una zona industriale non lontana dagli indirizzi più glamour della movida di Beirut, ha esaurito la sua capacità massima costringendo la compagnia privata di raccolta dei rifiuti a sospendere le attività nella capitale. E così i rifiuti hanno ricominciato ad ammucchiarsi nei quartieri residenziali di Beirut come nelle periferie.Gli abitanti sono esasperati. "Le materie organiche fermentano, liberando odori nauseabondi e moltiplicando i batteri che si propagano in giro, causando infezioni intestinali", spiega un addetto ai sistemi di riciclaggio."Questa strada è piena di uffici e negozi, ribadisce il proprietario di una stazione di rifornimento. Siamo stati molto penalizzati a causa dell'odore e degli insetti, nessuno si azzarda più a mettere il naso fuori".Nel luglio scorso violente proteste di piazza contro l'incapacità e la corruzione del governo avevano provocato decine di feriti a Beirut, minacciando la stabilità del governo, una fragile coalizione tra partiti sunniti e sciiti, paralizzata dalle rivalità interne anche a causa dal conflitto siriano. La polizia aveva dovuto fare ricorso a idranti e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che chiedevano al governo di trovare una soluzione al problema dei rifiuti abbandonati in strada da settimane a causa del mancato accordo relativo a nuove discariche di smaltimento.(Immagini Afp)