Kuala Lumpur (TMNews) - "Io pongo il mio arco nel cielo e servirà di segno del patto fra me e la terra". Così promette l'Onnipotente nel Genesi per simboleggiare la fine del diluvio universale. E per i cristiani della tribù malese dei Kenyah l'arcobaleno sul loro villaggio assume un significato particolare.Perché sono minacciati da un nuovo diluvio. Due mesi fa sono cominciate le prospezioni per la costruzione di una diga sul fiume Baram e questo villaggio, insieme a centinaia di altri, verrà sommerso dalle acque. Si tratta di un'area di 200 kmq, grande quanto l'isola d'Elba."Se la diga verrà costruita, spiega James Nyurang Usang, capo del villaggio di Tanjung Tepalit, perderemo i nostri campi, i nostri cimiteri, insieme alla nostra cultura e alle nostre tradizioni".Recuperando lo spirito antico di quando erano temibili cacciatore di teste, ispirando a Salgari le avventure di Sandokan, gli uomini e le donne del Sarawak, lo Stato più grande e meno sviluppato della federazione malese, hanno deciso di opporsi al diluvio che li minaccia cacciando geologi, ingegneri e costruttori di strade.Alle tribù sono stati garantiti indennizzi, sotto forma di terre e di denaro, ma il governo non è riuscito a convincerli. Anche perché l'esperienza degli espropri per la costruzione di altre tre dighe nel Sarawak snocciola una triste litania di promesse non mantenute.Secondo le autorità, la diga porterà occupazione e sviluppo ma sinora non hanno voluto affrontare le proteste dei No-Dam, gli oppositori della diga.Anche gli ambientalisti si stanno mobilitando perchè in pericolo ci sono centinaia di chilometri quadrati di una delle ultime e più estese foreste pluviali del pianeta.Sarawak, Malesia: tutti in attesa dell'esito della lotta tra l'arcobaleno e la diga.(Immagini Afp)