Roma, (askanews) - È un duro allenamento, mentale e soprattutto fisico, ma le lottatrici mongole si preparano alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, in Brasile, combattendo anche con atleti uomini per essere più forti.

"In generale è più facile per gli uomini essere scalmanati e lottare, gli viene naturale - racconta Soronzonboldyn Battsetseg, già medaglia di bronzo olimpica - le donne devono avere una predisposizione mentale; questo sport è diventato un'ossessione nazionale, può trasformare la vita di chi ottiene il successo".

Quando il suo allenatore ha iniziato a preparare anche le donne nel 2000, ha dovuto vendersi la casa, nessuno pensava che la lotta fosse uno sport adatto anche al gentil sesso. "Ora la gente si rende conto di come gli è cambiata la vita, e mi dice che ho fatto proprio un gran lavoro. Un tempo pensavano che fossi ridicolo", ha spiegato.

Le cose sono cambiate quando le donne hanno debuttato nel 2004 ai Giochi di Atene. E quando Soronzonboldyn ha vinto un bronzo, quattro anni fa, è diventata un'eroina nazionale.

A Rio lei e il suo team puntano in alto: "Non sento addosso le aspettative o troppa pressione - dice - il mio obiettivo, e quello che ha la Mongolia per me, è andare alle Olimpiadi e fare del mio meglio per vincere un oro. Ho lavorato sodo per questo".

E a 26 anni potrebbe diventare la prima wrestler mongola a salire sul gradino più alto del podio.

(Immagini Afp)