Lampedusa (TMNews) - "M'hanno chiesto: hai avuto paura? In quei momenti manco ci abbiamo pensato. Uscivamo e recuperavamo più persone possibile. Se avessimo avuto la barca più grande ne avremmo salvati molti di più".Ha ancora l'orrore negli occhi Marcello Nizza, uno dei diportisti che all'alba del 3 ottobre è stato tra i primi a soccorrere i naufraghi della tragedia di Lampedusa, salvandone 47. Lui e i suoi amici erano in navigazione quando hanno udito delle voci provenire dalle onde, poco dopo hanno realizzato cosa era accaduto, lanciando l'allarme e precipitandosi nel buio a salvare quante più persone è possibile."E' rimasta - dice - l'angoscia di tirarne su uno, alzare gli occhi e vedere lontano altri che poi non hai visto più".Il gesto di coraggio di Marcello e degli altri diportisti ha permesso di salvare la vita in tutto a 155 immigrati. Meriterebbe un riconoscimento invece c'è il rischio che in forza dell'attuale Legge Bossi-Fini, vengano accusati di "favoreggiamento dell'Immigrazione clandestina". Intanto all'orrore e al dolore si affiancano le polemiche per i presunti ritardi nei soccorsi."Abbiamo chiesto - continua Nizza -ad una motovedetta Sar di poter trasbordare le persone che avevamo già recuperato per prenderne altre a bordo ma ci è stato detto di No perché 'aspettavano il protocollo'".Quel permesso non è mai arrivato e Marcello ha dovuto far rotta verso il porto per far sbarcare i superstiti recuperati.