Ankara (askanews) - La Turchia metterà a disposizione la base aerea di Incirlik, presidio militare della Nato nel sud del paese, per i raid di bombardamento diretti contro l'Isis. La svolta sulle strategie di Ankara giunge dopo una telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e quello turco Recep Erdogan che hanno concordato di lavorare in sinergia contro le milizie di al Baghdadi.Erdogan, al di là dei sorrisi di facciata, è stato messo con le spalle al muro. Il presidente turco sta da tempo pianificando un ambizioso progetto che dovrebbe fare della Turchia, in forza della sua posizione strategica, economica e demografica, il pivot di tutta l'area mediorientale. Da cui le sue ambiguità nei confronti della lotta all'Isis.Da una parte, infatti, il suo obiettivo immediato nella chiave di questo progetto è la caduta di Bashar al Assad in Siria e di cui il pilastro fondamentale non può essere che l'estensione endemica della rivolta sunnita guidata dallo Stato islamico. Che ha anche il vantaggio di scardinare l'Iraq, alleato diretto della Repubblica islamica dell'Iran, concorrente diretto e temibile al piano di egemonia mediorientale perseguito da Erdogan.Gli oggettivi egoismi concordanti che lo legano al successo delle milizie dell'Isis, d'altra parte, lo mettono in rotta di collisione con la resistenza curda, il fronte militarmente più organizzato contro lo Stato islamico. Il che non dispiace ad Ankara che, nel breve o nel lungo periodo, culla da sempre l'idea di estirpare definitivamente la minaccia curda che pesa sul territorio turco. L'indipendenza ed eventuale creazione di uno stato autonomo curdo, infatti, non rientra nei programmi del presidente turco.I curdi sono così finiti nel tritacarne della guerra, come ha dimostrato la carneficina di una trentina volontari provocata da un'attentatrice suicida di 18 anni legata all'Isis e compiuta a Suruc, cittadina turca a pochi chilometri da Kobane, città curdo-siriana liberata lo scorso gennaio dopo un duro assedio organizzato dagli uomini del presunto Califfato di al Baghdadi.La chiamata alle armi di Obama sembra avere messo, almeno temporaneamente, in riga Erdogan. Ma gli scenari politici e strategici del Medioriente sono sempre sfuggenti e instabili, come le dune mobili del deserto.