Roma, (Askanews) - E' un voto cruciale quello che i tunisini si apprestano a depositare nell'urna domenica prossima, per eleggere il primo parlamento dalla rivoluzione del 2011 che rovesciò il regime di Ben Ali. Sono oltre 5 milioni i cittadini che andranno ad eleggere più di 200 deputati. Da questo paese iniziò la cosiddetta primavera araba, e qui in Tunisia resta un raggio di speranza a fronte del caos in cui sono sprofondati paesi come la Libia, l'Egitto, e la Siria.La Tunisia è un'eccezione, dice Michel Ayari dell'International Crisis Group: "ma non si può caricare tutto sulle spalle di Tunisi. C'è chi dice che se la Tunisia fallisce non ci sarà democrazia nel mondo arabo per diecimila anni. Ma cosa vuol dire successo? Va bene anche una democrazia di facciata?"Secondo i sondaggi il voto consoliderà la posizione del partito islamista Ennahda come la prima forza politica tunisina; Ennahda è al potere con due partiti laici, mentre l'opposizione è divisa fra l'estrema sinistra, i fuoriusciti dal regime di Ben Ali e il partito laico Nidaa Tounes. Ma il vero vincitore potrebbe essere l'astensionismo.Niente cambierà, dice quest'uomo. Votare è inutile, Le cose e le opinioni si ripetono, il paese è alla rovina.E per questa giovane donna disoccupata, il paese ha le spalle al muro. Vogliamo tornare indietro, non come stavamo sotto Ben Ali, ma quando si poteva uscire, ora ci sono solo terrorismo, omicidi e rivolte.Il trenta per cento dei giovani laureati tunisini è disoccupato. Fra le battaglie degli estremisti della jihad nell'est e la crisi economica, la transizione tunisina è ancora molto complicata.