Ankara (askanews) - Lo Stato islamico è il principale sospetto per il feroce attentato del 10 ottobre scorso ad Ankara, costato la vita ad almeno 97 persone. A dichiararlo è il primo ministro della Turchia Ahmet Davutoglu che ha anche confermato che l'attentato sarebbe stato compiuto da due attentatori suicidi e che le elezioni politiche del 1 novembre si terranno comunque.Sul luogo dell'eccidio, intanto, centinaia di dimostranti si sono raccolti per rendere omaggio alle vittime della strage. Rabbia e dolore le emozioni dominanti."Quelli che sono morti qui sono dei martiri, dichiara una casalinga di 55 anni. Hanno dato anima e corpo per il paese e per la pace. Pace, pace, pace. Non chiediamo altro".Le stesse emozioni forti si ritrovano nella parole di una professoressa di liceo."Mi sembra di ritrovare ancora, qua intorno, una parte di loro. Dovevo esserci anch'io nel conto, sono arrivata con una mezz'ora di ritardo. Chi è scampato si sente quasi colpevole. Personalmente mi sento lacerata. Ma provo soprattutto odio e tristezza. Non è la prima volta che capita. La storia recente della Turchia è disseminata da queste genere di vicende".Erano venuti da tutto il paese. Per morire insieme. Erano ragazzi di 19 anni, nonne di 70, consiglieri eletti o militanti di provata fede. Alle 10.04 di Ankara di quel sabato maledetto le vite di questi simpatizzanti della causa curda sono state spazzate via davanti alla stazione centrale della capitale turca da due esplosioni attivate da due terroristi suicidi mentre si apprestavano a sfilare per la pace."Abbiamo perso molti amici, ricorda un sindacalista 38enne. Molti altri sono rimasti feriti, alcuni gravemente. Ma il governo deve sapere che non faremo passi indietro. Continueremo a batterci, con più determinazione".(Immagini Afp)