Seoul (TMNews) - Un tempo additati come reietti, oggi osannati come salvatori della patria. Sono i minatori e gli infermieri sudcoreani, costretti, tra il 1963 e il 1977, a emigrare per andare al lavorare in Germania. Artefici segreti del boom tedesco ma anche, a distanza di anni, della ripresa economica del loro Paese.Erano circa 8mila i minatori, seguiti poi da 10mila infermieri. Molti erano laureati, insegnanti, professionisti ma i bassi salari sudcoreani li spinsero a cercare fortuna altrove.Tutt'altro che un riscatto sociale; per loro tutto questo rappresentava un'onta. I minatori erano guardati dall'alto in basso e rientrati in Sud Corea per decenni hanno nascosto, anche ai familiari, il tipo di lavoro che avevano svolto considerato sporco e pericoloso."Tornato a casa - spiega uno di loro, Kim Kyung-Hwan - non ho mai detto a nessuno che cosa avevo fatto in Germania. Avevo paura che i miei figli a scuola venissero messi alla berlina per il fatto di avere un padre costretto a emigrare e a lavorare in miniera".Le cose oggi però sono cambiate; quell'esperienza si è tramutata in un prezioso bagaglio di cultura e conoscenza anche per la Corea del Sud."All'epoca - spiega l'ex infermiera Hwangbo Su-Ja - guadagnavo in Germania 7 volte più che a casa mia. Sono andata lì per stare meglio e aiutare la mia famiglia, ma poi ho scoperto che il mio lavoro è servito anche al mio Paese".In oltre 40 anni, infatti, l'esperienza fatta all'estero e i soldi trasferiti in patria hanno dato una scossa anche all'economia sudcoreana e così, a distanza di tempo, i minatori e gli infermieri sudcoreani hanno potuto riprendere a camminare tra la gente a testa alta.(Immagini Afp)