Roma (TMNews) - Il 12 settembre 1990 Davide Cervia, ex militare della Marina ed esperto di guerra elettronica, viene prelevato da alcuni uomini a poche decine di metri dalla casa di famiglia a Velletri e portato via. In 24 anni di ricerche, la moglie Marisa e i figli Erika e Daniele hanno dovuto combattere contro tutto e tutti per ottenere da un tribunale una sentenza che confermasse la tesi del rapimento, smentendo la posizione delle istituzioni e dei servizi segreti orientati verso l'allontanamento volontario.Oggi, a 24 anni di distanza, il regista Francesco Del Grosso ha finito di girare Fuoco Amico, un docu-film sul caso Cervia, e racconta a TMNews il senso di questo lungometraggio."Il film vuole portare all'attenzione la storia di Davide Cervia che era una persona che molti pensavano 'qualunque', ma in realtà non era una persona 'qualunque'. Aveva delle conoscenze che anche alla famiglia erano state omesse, proprio perché il suo ruolo di ETE/GE, esperto di guerra elettronica, non era noto", dice il regista. "Lui godeva del terzo livello di segretezza Nato e non poteva neanche dire ai suoi cari quale fosse la sua vera mansione in Marina". Anche Del Grosso nel suo film sposa la tesi del rapimento per traffico d'armi internazionale."La tesi più accreditata che potrebbe portare alla verità sul destino di Davide Cervia è quella del traffico d'armi internazionale", sottolinea.Davide viene sequestrato sei anni dopo il congedo, a poca distanza dall'invasione del Kuwait e dallo scoppio della prima Guerra del Golfo. "C'era un embargo in atto da parte delle Nazioni Unite che imponeva all'Italia e ad altri Paesi come la Francia il divieto di vendere armi o addestrare militari dei Paesi del Medio Oriente. Questo bando internazionale coinvolgeva tutta una serie di sfere politiche e militari che probabilmente ha portato al rapimento di Davide Cervia. Serviva vendere sottobanco queste armi, come è stato fatto, Davide era esperto di un sistema di puntamento Teseo Otomat che veniva installato sulle principali fregate italiane che venivano vendute all'estero, come per esempio la Lupo o la Maestrale, dove lo stesso Davide Cervia era stato addestrato e aveva partecipato all'istallazione del Teseo Otomat", racconta Del Grosso.Dunque, secondo la tesi più accreditata, 24 anni fa Davide viene "venduto" a qualche Paese straniero assieme a un sistema militare di puntamento. In tutto questo tempo, la famiglia, gli amici, il comitato per la verità su Davide Cervia hanno dovuto scontrarsi con un muro di gomma eretto dalle istituzioni. "E' stato eretto un autentico muro di gomma contro una famiglia qualsiasi che rivendicava soltanto la necessità epidermica, affettiva e anche di giustizia sociale di ritrovare il proprio caro che era venuto meno. Il film in realtà vuole ricostruire attraverso i meccanismi del cinema del reale e non quelli di finzione la storia di Davide nel suo progredire cronologico, ma anche facendo dei rimbalzi temporali perché ci sono delle cose che all'inizio hanno un senso e poi a distanza di anni ne hanno un altro. Come se tutto quello che è legato alla storia di Davide Cervia improvvisamente cambiasse e mutasse in continuazione come un camaleonte", aggiunge il regista. "La storia di Davide Cervia potrebbe essere una sorta di vaso di Pandora che quando viene scoperto al suo interno si trovano tutti i mali delle istituzioni, della politica, tutti i mali dell'ambiente militare: chi ti dovrebbe difendere, a partire dalla piccola stazione dei carabinieri locale, in realtà è chi ti ostacola", sottolinea. 'Fuoco Amico', in concorso al Bari International Film Festival 2014, è un film che solleva molte domande alle quali in questi 24 anni nessuno ha potuto o voluto dare delle rispote. "Sono passati tanti anni perché Davide non ha mai provato a mettersi in contatto con la famiglia? Per molti è deceduto, per altri è ancora vivo e magari per difendere la propria famiglia ha deciso di non mettersi in contatto con loro. Io non ho una risposto se Davide sia vivo o morto, molti pensano e sperano che sia vivo, per altri è più comodo che non venga mai ritrovato. Però, perché il corpo non è stato mai ritrovato, perché non l'hanno mai fatto ritrovare. Il film solleva tutte queste questioni", conclude.