Baghdad (askanews) - In Iraq il modo migliore per offendere una persona è dirgli che ha "la faccia che sembra una scarpa". E l'artista iracheno Akeel Khreef ha preso alla lettera questo modo di dire per realizzare le sue opere che rappresentano il brutto che si cela dietro gli jihadisti dell'Isis.Akeel, che è anche un insegnante d'Ingegneria, si aggira per i mercatini e i sobborghi di Baghdad alla ricerca di pezzi di suole, scarpe malandate e cianfrusaglie varie che poi trasforma in pupazzi orripilanti e grotteschi; le facce buffe e distorte dei miliziani. I lacci diventano capelli o barbe, i bottoni occhi spalancati, una serie di cerniere sono i denti digrignati."In questo momento per noi è come vivere nelle fogne - spiega - Per uscire da questa situazione abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti: medici, artisti, politici, genitori e insegnanti. Ognuno di noi deve aggiungere il suo contributo per poter cambiare le cose".In Iraq, come in tutto il Medio Oriente, è un'offesa mostrare a qualcuno la suola delle scarpe. E le scarpe hanno sempre avuto un importante ruolo simbolico nelle proteste. Non a caso un giornalista tirò proprio una scarpa contro il presidente americano George W. Bush per protestare contro l'invasione dell'Iraq nel 2003."Non penso che con le mie composizioni caccerò via l'Isis dal mio Paese - aggiunge l'artista - ma sono certo che, quanto meno, farà provare loro vergogna".L'offensiva del califfato islamico, in Iraq, ha gettato una nuova ombra sinistra su un Paese già dilaniato da guerre e oppressioni, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue. I jihadisti attaccano soprattutto le minoranze etniche e religiose, donne e bambini sono venduti come schiavi o prostitute. L'intento di Akeel Khreef è denunciare tutto questo con la satira, prendendo spunto dall'insulto preferito degli iracheni: "Waja al-Kundara", letteralmente: faccia da scarpa.(immagini Afp)