Varsavia (TMNews) - Sono passati quasi 25 anni da quel mese di novembre del 1989 che vide la caduta del Muro di Berlino e, insieme a quelle macerie, anche la fine dell'impero sovietico. Un quarto di secolo che, in Polonia, ha visto una forte crescita economica, nonostante le difficoltà iniziali, coronata, ormai dieci anni fa, con l'ingresso nell'Unione europea. Irena Eris è un'imprenditrice farmaceutica che nel 1983 era la propria unica dipendente e oggi ha 800. Decisive furono le elezioni del giugno 1989."La società polacca - racconta - era pronta per il cambiamento. Siamo tutti andati a votare. Quando uscirono i risultati ci trovammo in una realtà diversa: l'economia di mercato. Finalmente c'era sostegno per l'imprenditoria privata".Un percorso, comunque, che è stato tutt'altro che semplice, e che ha costretto i nuovi governanti polacchi ad adottare terapie choc, di cui oggi in qualche modo si raccolgono i frutti. La crisi ucraina, però, ricorda a tutti, e in primis ai polacchi, che nella loro storia hanno vissuto repentini cambiamenti, spesso traumatici, che la stabilità e la crescita restano condizioni fragili e non scontate. Ma le cose sono comunque cambiate."Oggi - assicura lo storico Mariusz Jarosinski - siamo in una situazione geopolitica molto migliore rispetto al 1918. Siamo parte dell'Unione europea e della Nato. Il nostro senso di sicurezza è enormemente aumentato".Particolare significativo, in questo anniversario si sono anche celebrati i funerali del generale Jaruzelski, simbolo al tempo stesso del regime filo sovietico, sia della non scontata transizione pacifica alla democrazia. Con la sua scomparsa oggi si può dire chiuso un intero capitolo della storia polacca.