Milano (askanews) - Marco Rubio, senatore della Florida, è il cavallo di razza, giovane e rampante, che ha lanciato la sua candidatura alla nomination repubblicana per le presidenziali 2016. Si è definito come "il più qualificato" del suo partito per parlare del futuro e per essere il "Commander in chief", il comandante supremo delle forze armate americane, grazie al lavoro svolto nelle Commissioni senatoriale sui Servizi segreti e le Relazioni internazionali.Sino a qualche giorno fa aveva definito la strategia della sua politica estera con la cosiddetta "Liam Neeson Doctrine" come espressa dal protagonista nel film "Taken": "Se lasciate andare mia figlia la storia finisce qui, non vi darò la caccia. Ma se non lo farete, vi cercherò, vi trovero e vi ucciderò".Il 13 maggio 2015 in una conferenza al Council on Foreign Relations, l'onnipotente think tank privato che secondo i malevoli detta la politica estera statunitense, ha esposto in maniera più articolata il suo pensiero.Tre i pilastri fondamentali per Rubio in materia di relazioni internazionali: la capacità di potenza americana, la protezione dell'economia globale statunitense e l'orgogliosa difesa dei valori fondamentali degli Stati Uniti. L'obiettivo? Fare anche del XXI secolo, un "Secolo americano".La chiave è l'apertura dei cordoni della borsa per stabilire un budget in grado di permettere alla macchina militare Usa una pianificazione strategica di lungo periodo che consenta la modernizzazione delle forze armate. Un giro di boa rispetto alla dottrina Obama, responsabile secondo Rubio di avere creato un mondo molto più pericoloso rispetto ai giorni del suo accesso alla Casa bianca. Il presidente, secondo il giovane candidato di origini cubane, ha sbagliato su tutto: la Russia, la Cina, l'Iran, la Corea del Nord, l'Isis. L'accordo con l'Iran voluto da Obama, in particolare, porterebbe a una proliferazione nucleare in tutto il Medioriente che potrebbe rendere una crisi tra Israele e l'Iran ancora più probabile.Hillary Clinton, la più che probabile candidata democratica, viene liquidata in poche battute, date le premesse: assurdo affidarsi all'ex segretario di Stato, uno degli agenti più influenti della disastrosa politica estera dell'amministrazione Obama.Rubio difende anche la sezione 215 del Patriot Act che ha dato alla Nsa, l'Agenzia per la sicurezza nazionale, la possibilità considerata illegale da una corte federale di raccogliere dati a strascico dalle comunicazioni telefoniche dei cittadini americani. Ma il partito repubblicano sulla questione è diviso.Anche Guantanamo deve restare aperto. Il ragionamento di Rubio è di una disarmante logica tarzaniana: "Gli innocenti, le persone che amano la pace, meritano che i loro diritti siano rispettati" mentre i terroristi "meritano di stare in carcere e di essere rimossi dal campo di battaglia". Sarà questa la ricetta per il prossimo e venturo "Secolo americano"?(Immagini Afp)