Seul (TMNews) - Sessant'anni fa si concludeva, con un armistizio destinato a non tramutarsi mai in una vera pace, la guerra di Corea, un conflitto che segnò il passaggio a un nuovo tipo di guerra. Oggi, con la tensione alle stelle tra il regime dittatoriale di Pyongyang e il governo filo occidentale di Seul, si assiste alla riproposizione di molte dinamiche di quel primo conflitto che, come ricorda lo storico Andrew Salmon, ebbero molti elementi di preoccupante novità."E' stata la prima guerra calda negli anni della guerra fredda - racconta lo studioso - la prima guerra dell'Onu, la prima volta nella quale delle truppe del mondo libero invasero un Paese comunista e le conseguenze furono terribili".I numeri parlano chiaro: i morti ufficialmente stimati sono un milione e mezzo, e quasi tre milioni le vittime complessive, considerando i feriti e i dispersi. E su tutto il mondo gravò l'incubo di un conflitto che avrebbe potuto essere anche nucleare."Molti attacchi - aggiunge il professor Salmon - avvenivano di notte sulle colline, molto ravvicinati. Per le truppe era una situazione traumatica, e ancora oggi, sessant'anni dopo, alcuni reduci non riescono a dormire senza una luce accesa".I ricordi di chi, come il signor Chang, ha vissuto in prima persona la guerra degli anni Cinquanta sono terribili. E il suo pensiero, in questo momento di rinnovata tensione intorno al 38esimo parallelo, si rivolge ai giovani."Dobbiamo spiegare alle nuove generazioni - dice - tutto quello che abbiamo sofferto, perché loro non lo sanno. Dio non voglia che debbano prepararsi a un'altra guerra".