BEPPU – Per una cucina al vapore che da sola vale il viaggio, bisogna andare nell'isola meridionale del Kyushu, nella zona di Beppu (provincia di Oita) che rappresenta uno dei centri termali del Giappone piu' importanti: quasi scontata per i giapponesi, una sorpresa per i turisti. Si vanta di essere la “capitale degli onsen” e si vede subito: le piccole valli che si levano poco al di sopra del livello del mare sono puntellate da nuvole di vapore che salgono al cielo. Non a causa di incendi, ma grazie a una geotermia che prorompe inarrestabile cambiando il paesaggio. La specialita' di Kannawa Onsen (uno degli otto villaggi-onsen di Beppu) non sta solo nei bagni termali, ma nella cucina geotermica: un fai-da-te con cui si cuociono i cibi al calore primigenio della terra. La chiamano “jikoku mushi kobo”, cucina al “ vapore infernale”. Un nome in teoria poco rassicurante, ma da queste parti si parla di “inferno” con naturalezza, appunto come parte della natura nelle viscere della terra piu' che come terrorizzante luogo di tormenti eterni. Cucinare piatti nel vapore geotermico e' una tradizione esclusiva che risale a prima del periodo Edo (prima del 1600). E' il cliente che lo fa da solo, ritirando i cibi “crudi” posti in vassoi circolare di bambu' che lasciano passare l'aria. Vanno piazzati nel “Jikokugama” (“Hell pot”, chiusocon un coperchio di legno). Mentre il vapore, che ha una temperatura oltre i 100 gradi, cuoce gli alimenti, sapori e nutrienti restano “intrappolati”. Sui vassoi vengono posti cibi diversi, a seconda dei tempi di cottura. Ad esempio, 8 minuti per le uova, almeno 20 per le patate, 3 per gli spinaci, da 15 a 20 per gamberi, e granchi, fino a un'ora per il riso. Concessione alla modernita' sono i dispositivi manuali che con una suoneria avvertono il cliente (in attesa e conversazione al tavolo) che il cibo e' cotto. Alla fine, il cliente deve lavare i piatti (“Occhio che l'acqua e' a 90 gradi”, recita un cartello). Il “Jukoku Mushi Kobo” non si definisce come un ristorante, ma una esperienza, preceduta da un rilassante bagno termale ai piedi nella piazzetta di fianco ( dove c'e' anche una fontana con acqua potabile calda e un “monumento” con un meccanismo per raffreddare il vapore). E seguita da un bagno completo in onsen prima di dormire. In giornata, i turisti possono anche cuocere un ovetto all'”Umi Jigoku” (”inferno marino”), il principale degli otto “jigoku” di cui si puo' fare un tour completo: sono luoghi a tratti paradisiaci piu' che infernali, dove tra rocce, palme e vegetazione acquatica le acque termali assumono diversi colori (dal blu cobalto al rosso) e rilasciano enormi nuvoloni di vapore. A ragione, come slogan per i turisti stranieri, ora si parla piuttosto di “Hot Spring Paradise”.