Napoli (askanews) - La comunità Lgbt ha protestato davanti alla prefettura di Napoli per il caso del piccolo Ruben, figlio di una coppia lesbica italiana ma sposata in Spagna, cui non vengono riconosciuti diritti in Italia. Il prefetto Maria Gerarda Pantalone ha inviato una lettera al sindaco di Napoli Luigi deMagistris in cui chiede di annullare, quantomeno parzialmente, l'iscrizione all'anagrafe del piccolo Ruben.Il caso ha sollevato l'indignazione della comunità lgbt che aveva salutato l'iniziativa del sindaco di registrare all'anagrafe l'atto di nascita del piccolo. Poi lo stop del prefetto. Nella lettera si spiegache l'atto così com'è non risulta valido.Antonello Sannino, presidente dell'Arcigay di Napoli, ha manifestato in piazza insieme a tanti altri esponenti delle associazioni Lgbt: "In questo momento - ha spiegatp - quella gioia che ci aveva regalato il sindaco nell'aver trascritto l'atto di ruben è svanita. Ma non ci arrendiamo: pretendiamo che il prefetto, anome del governo, ci dia delle spigazioni chiare, non solo formali ma anche politiche. Siamo stanchi di essere l'ultimo paese in Europa a non aver ancora visto riconosciuti i diritti delle coppie omogenitoriali. E' assurdo tutto questo nel 2015 in Italia", ha concluso Sannino.Ruben è nato il 3 agosto, da inseminazione artificiale, a Barcellona dove vive la coppia italiana convivente da 10 anni e da luglio 2015 regolarmente sposata, secondo quanto consente la legge spagnola. Le due donne hanno provato a ottenere un documento per il bimbo così da poter avere un passaporto per il neonato e usufruire anche dell'assistenza sanitaria in Italia. A sbloccare la situazione è stato De Magistris, che ha iscritto d'ufficio Ruben all'anagrafe. All'indomani della richiesta del prefetto, e anche del monito del cardinale che ha suggerito di "rispettare le leggi", il sindaco di Napoli ha ribadito che non ha intenzione di cancellare l'atto.