Roma, (askanews) - Kobane è di nuovo sotto attacco. Ma i combattenti curdi sono pronti a resistere ancora una volta all'Isis, come hanno fatto per mesi sino alla liberazione dall'assedio jihadista lo scorso gennaio. Parola di Nissrian Abdullah, 36enne comandante donna delle unità di Difesa del popolo curdo. A Roma per chiedere solidarietà con il suo popolo, racconta la sua storia."Appartengo a una famiglia patriottica. Mi sono arruolata alle prime ore della rivolta della primavera del 2011. Ero giornalista e impegnata per la difesa dei diritti delle donne. C'erano troppe regole e leggi che venivano imposte a noi donne. L'attacco dell'Isis era un vero e proprio stupro. Stupravano le donne non solo materialmente. Tutto il popolo curdo era soggetto a stupro. La spinta che mi ha fatto scattare è stata questa".Per Nissrin, superare la paura dagli uomini del Califfato è semplicemente una necessità. In mesi battaglia, il coraggio non le è mai mancato. "Un gruppo di compagni era partito per un'operazione. Sono stati accerchiati dal nemico. Tre dei nostri sono stati uccisi. Quattro feriti: uno aveva quattro pallottole nel corpo. Eravamo in contatto radio.Non me la sono sentita di mandare gli altri. E così ho deciso di andare io a tentare di salvarli, assieme a una compagna. I nostri erano a 600 metri. Dovevo uccidere la paura. Abbiamo scelto di sfondare l'accerchiamento in un punto preciso. Dove c'era un Hummer forse in panne. E così abbiamo raggiunto i compagni. Ci siamo fatti forza e li abbiamo caricati sull'auto. Ma tirare su due cadaveri e il ferito grave è stata dura.A salvarci è stato l'amore, la determinazione di farcela. Una volta che il dado è tratto, senti che DEVI farcela.E oggi, con Kobane di nuovo minacciata, Nissrin lancia un appello:"Agli uomini e alle donne che hanno un credo democratico dico: La nostra è una guerra contro il male. E' una rivolta contro l'oscurantismo. E' una ribellione delle donne. Tutto il mondo deve sentire la responsabilità di aiutarci. Questa è gente che odia la vita".