Pechino (askanews) - Nei regime comunisti le vie della riabilitazione possono quasi rivaleggiare con quella della Provvidenza, almeno quanto a duttilità e imprevedibilità.In Cina, gli onori degli altari oggi spettano ai combattenti nazionalisti del Kuomintang, il partito che ebbe il torto di perdere la guerra civile contro l'esercito comunista di Mao, un conflitto durato dal 1927 al 1950. Al momento della seconda guerra sino-giapponese, tra il 1937 e il 1945, le due fazioni sospesero le ostilità per fare fronte contro il nemico comune.Nonostante il coraggio dimostrato contro l'odiato occupante, i combattenti del Kuomintang furono per anni perseguitati dal regime di Mao. Ma le contingenze della cronaca, per chi abbia la forza di resistere, possono offrire una via di riscatto. Come in questo caso visto che il regime di Pechino - nominalmente ancora comunista - ha riscoperto un mai sopito nazionalismo in chiave geopolitica e anti-giapponese.Come Stalin, al tempo della "grande guerra patriottica" contro la Germania nazional-socialista, non esitò a schierare sotto le sue bandiere il principe Aleksandr Nevskij che fermò l'offensiva dei cavalieri teutonici alla Battaglia del Lago ghiacciato nel 1242, oggi per i dirigenti di Pechino i reduci del Kuomintang sono diventati eroi nazionali. Come Zeng Hui, ultracentenario pluridecorato, riabilitato per ragion di Stato."Il Kuomintang mi arruolò nella mia città, nello Yunnan, ricorda un altro reduce. Fummo trasportati con un aereo militare americano in India per poi combattere, giorno e notte, contro i giapponesi nelle foreste"."Qui ci troviamo nel cimitero Tengchong Guoshang, organizzato nel 1945 per i caduti del Kuomintang nella guerra contro i giapponesi, ricorda il figlio di un ufficiale nazionalista. Novemila vennero uccisi nella battaglia di Tengchong e 3.000 di loro sono sepolti qui".Ora anche per i vinti della Storia del Kuomintang sembra giunto, finalmente, il giorno del ricordo.(Immagini Afp)