Roma, (askanews) - Aiutare i più bisognosi, dar loro primo soccorso in caso di necessità e soprattutto accoglierli facendoli sentire in un luogo sicuro, superando le barriere linguistiche. E' per questo motivo che ci sono anche mediatori transculturali all'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà. Qui a Roma ogni giorno si visitano centinaia di migranti, ma anche molti italiani, persone che hanno subito violenze, torture o che fuggono da situazioni disperate. I mediatori sono una trentina e parlano lingue diverse; lavorano accanto al personale sanitario, a infermieri, psicologi, antropologi e assistenti sociali.Nur Hassam Fadumo viene dalla Somalia e fa la mediatrice qui da diversi anni. Ha sempre il sorriso pronto e risponde con gentilezza a tutti quelli che entrano, dal suo bancone all'accoglienza, davanti al saluto di benvenuto in tutte le lingue. Fare la mediatrice non è facile ma il suo lavoro è prezioso, accoglie, guida e spesso interviene:"Quando si presenta una persona che non si esprime molto bene né inglese né francese, che magari parla solo somalo o arabo"."Principalmente ci occupiamo di mediazione, accoglienza, inserimento di dati, accompagnamento ai servizi e alle persone, io mi occupo anche dello sportello dei rifugiati, e dove si rivolgono le persone vittime di violenze e di torture che portano segni evidenti del luogo da cui scappano e il motivo, la guerra".Un lavoro da cui è impossibile non restare coinvolti."Devi fare un lavoro molto forte dentro di te, a non essere trasportato, sennò non puoi essere di nessun aiuto".