Roma, (askanews) - E' un luogo di dolore e storie drammatiche dove tuttavia si respira un clima di speranza e tanta solidarietà. Personale multiculturale, sorrisi e disponibilità dello staff, cartelli in tutte le lingue, quadri alle pareti. E' l'INMP, l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà, l'ospedale degli ultimi, a Roma nel quartiere di Trastevere, dove un tempo sorgeva l'antico ospedale San Gallicano specializzato in malattie dermatologiche.Ora qui c'è solo l'Istituto, nato nel 2007 e stabilizzato nel 2012. E' un ente pubblico che afferisce al ministero della Salute ed è una realtà senza paragoni, centro di riferimento nazionale per l assistenza socio-sanitaria alle popolazioni migranti e alle fragilità sociali, e centro nazionale per la mediazione transculturale in campo sanitario.Qui si fanno assistenza, ricerca e formazione con un approccio tutto particolare. La direttrice generale, la dottoressa Concetta Mirisola:"Assistenza rivolta alle persone fragili, che hanno bisogno d'aiuto, quindi migranti e le fasce povere italiane. Nel nostro istituto si svolgono attività di tipo assistenziale, ma non solo: abbiamo diversi settori specialistici, dalla ginecologia all'infettivologia, dermatologia, oculistica, odontoiatria e i servizi degli sportelli particolari rivolti ai richiedenti asilo, senza dimora, vittime di violenze e di tortura".C'è una presa in carico totale del paziente, accolto e accompagnato qualunque sia il suo problema. Ci lavorano medici, odontoiatri, psicologi, assistenti sociali, antropologi, tecnici, affiancati da mediatori culturali, fondamentali per fare da tramite con i pazienti. I numeri sono elevati: in questi anni sono state effettuate oltre 270mila prestazioni sanitarie su circa 85mila pazienti tra stranieri e italiani. Rispetto ai primi anni però è aumentato considerevolmente il numero di italiani che viene qui. Ci si sposta da tutta Italia per avere prestazioni gratuite, protesi ai denti e altri servizi. E da un 8% iniziale ora oltre il 30% dei pazienti sono italiani."Italiani più fragili, italiani che hanno perso il lavoro, che sono in condizione di disagio sociale ed economico e tanti pensionati".L'Istituto punta a esportare il suo modello di lavoro, fa formazione e collabora con regioni e province autonome per coinvolgerle sulle tematiche della migrazione, punta a costruire una rete nazionale. Dallo scorso anno, poi, ha attivato un protocollo sul territorio per dare assistenza sanitaria ai migranti in transito insieme alle Asl, Croce Rossa, Caritas e Medici Senza Frontiere, con ambulatori mobili."Tanti falsi miti vanno sfatati: le persone che arrivano in Italia sono persone prevalentemente sane, hanno affrontato un lungo viaggio e sono stati in grado di affrontarlo". "Problemi infettivologici, dermatologici, tanta scabbia, ma la scabbia si cura quindi non è un problema, malattie dell'apparato respiratorio, date dal viaggio, queste sono le patologie prevalenti che abbiamo trovato".