Baghdad (TMNews) - La guerra è ufficialmente finita da anni, ma in Iraq, nel solo 2013, oltre 8mila persone hanno perso la vita negli attacchi delle milizie islamiste legate ad Al Qaida. Attentati e stragi che stanno pesantemente condizionando la vita del governo di Al Maliki e, soprattutto, di milioni di iracheni."Dopo la caduta di Saddam - racconta un commercianti di Baghdad, ci aspettavamo che le cose sarebbero migliorate, che ci saremmo liberati della crudeltà e dell'oppressione. Ma con il passare del tempo, in realtà, le cose sono peggiorate".Per questo, e per evitare che l'Iraq uscito dalla guerra decennale si trasformi in un altro Stato fallito, con i conseguenti rischi geopolitici globali, gli Stati Uniti hanno deciso di inviare missili e droni a bassa tecnologia al governo di Baghdad per provare a vincere il nuovo conflitto con la guerriglia jihadista. Un impegno militare che segna una sorta di "ritorno" in Iraq, ma che, nei fatti al momento si configura solo come sostegno esterno. Sul campo il gruppo terrorista dello Stato islamico in Iraq ha guadagnato potere nel nord e nell'ovest del Paese, e la serie di attentati degli ultimi mesi mette seriamente a rischio la stabilità del già di per sé fragile governo di Baghdad.Ora arrivano le armi, per la pace, probabilmente bisognerà aspettare ancora.