Kenema, Sierra Leone (askanews) - Il cacao è sempre più amaro in Sierra Leone. La quarantena e le restrizioni imposte da agosto agli spostamenti per contenere l'epidemia di Ebola, divampata come un incendio negli ultimi mesi anche in questa regione agricola della Sierra Leone al confine tra Liberia e Guinea, ha ritardato i lavori nei campi e per questo il raccolto del cacao si svolge con oltre un mese di ritardo. I contadini sono desolati."Abbiamo una grande piantagione, spiega uno di loro, ma non abbiamo niente da mangiare. È difficile raccogliere e lavorare il cacao. Ebola ha sconvolto tutto e preghiamo Dio che mandi via la malattia dal nostro paese perché possiamo tornare a una vita normale".Per colmo di sfortuna, la stagione delle piogge si è prolungata accanendosi sulle piantagioni. Il raccolto è in ritardo e secondo le previsioni non sarà buono. A causa della partenza ritardata e della pioggia, la produzione è infatti scesa del 30%.Prima dell'epidemia Kenema, la terza città del paese che ospita i principali magazzini, attirava i grossisti che acquistavano dai piccoli proprietari e dalle grandi piantagioni. Tra ottobre e novembre il cacao, da febbraio il caffè. Come ricorda Bassam Dayoub, direttore di Dayoub Trading."I prezzi sono in aumento ma le quantità disponibili non sono come quelle dell'anno scorso, tutt'altro. L'anno scorso i compratori venivano qui sin da mezzanotte, a volte si mettevano a dormire davanti ai magazzini aspettando l'alba. Oggi è tutto cambiato, sino alle cinque del mattino non è possibile mettersi in viaggio".Anche un decennio dopo la feroce guerra civile, durata dal 1991 al 2002, il suolo della Sierra Leone resta tuttora esente da ogni inquinamento chimico e l'Unione europea incoraggia la certificazione "bio" della piantagioni. Anche per stabilire un mercato di nicchia superiore, intorno alle 20nmila tonnellate l'anno, a fronte del colosso ivoriano da un milione e 750mila tonnellate. In attesa di recuperare i livelli da 25mila tonnellate precedenti la guerra.(Immagini Afp)