Kabul (TMNews) - Stato cuscinetto per diritto eurocentrico dai tempi del "Great game", il Grande gioco, che vide contrapposti nel XIX secolo gli interessi diplomatici e geopolitici dell'impero anglo-indiano e della Russia zarista, l'Afghanistan è rimasto uno scrigno di tesori e ricchezze minerarie chiuso a doppia mandata. Oggi le cose stanno cambiando.Nelle montagne a nord del paese Morad Ali è uno dei minatori locali che scalpella una roccia dai riflessi bruno rossastri in cerca d'oro, il metallo che da sempre ottenebra la mente e i cuori degli uomini. Tutta la regione della catena dell'Hindu Kush che domina il villaggio di Qara Zaghan nasconde vene preziose.Da qualche anno prospezioni geologiche professionali stanno cercando di valutare come l'immenso patrimonio minerario afgano possa essere messo a profitto di un paese in cerca di un futuro più stabile e prospero.Su questa base sono sorte iniziative come l'Afghan Gold and Minerals, un'impresa ufficialmente afgana ma partecipata dalla JP Morgan, che nel 2011 ha ottenuto i permessi per estrarre l'oro di Qara Zaghan. "Sappiamo dalla popolazione locale che qui c'è oro, spiega Dusko Ljubojevic, geologo sudafricano che lavora per l'Agm. E anche i nostri studi confermano che esiste un potenziale molto interessante".La corsa alle risorse minerarie afgane può diventare un asset come il petrolio per i paesi arabi. Si tratta di vedere se ne subirà la stessa sorte, a metà strada tra una scorciatoia per la ricchezza e una maledizione biblica foriera di tensioni, conflitti e sfrenate avidità internazionali. Le lezioni del passato non sono incoraggianti.(Immagini Afp)