Roma, 21 ott. (TMNews) - "Sono talmente felice di essere qui, in quanto cristiano, perché questo posto è tranquillo e senza disordini e sono al settimo cielo. Credo inoltre di poter imparare molto dalle persone qui": a parlare è Nuguse Tklestion, 21 anni, uno dei circa trenta richiedenti asilo eritrei a cui il più celebre monastero della Svizzera, l'abbazia di Einsiedeln, ha dato ospitalità questo mese.Fondato nell'anno 934, il monastero benedettino, uno degli esempi più importanti dell'arte rococò tedesca, e la sua misteriosa cappella della Madonna nera, sono meta ogni anno di un milione di pellegrini nella bucolica cittadina elvetica. Da ottobre tuttavia l'abbazia, come molte altre in Europa, si è trasformata in un rifugio per i richiedenti asilo. Entro la fine dell'anno gli "ospiti" diventeranno almeno 80. L'abate Urban Federer:"Secondo le regole benedettine, chiunque bussi alla porta del monastero ha il diritto di essere ascoltato - ha spiegato il padre superiore - non intendo dire che dobbiamo dare ospitalità a tutti. Non è solo una questione di rifugiati. Abbiamo poveri anche in Svizzera. E' il nostro dovere spirituale aiutare fino a dove possiamo".Non nasconde le difficoltà della situazione, Fiona Elze, responsabile del servizio d'asilo dell'ufficio immigrazione di Schwytz, Svizzera centrale, cantone con una popolazione di 150.000 abitanti obbligato ad accogliere il 2% di tutti i richiedenti asilo, circa 550 all'anno."Ho parlato con questa gente e ho spiegato che non sono benvenuti e questo è un dato di fatto, è semplice onestà. Non sono benvenuti, ma sono qui e faremo del nostro meglio".