KYOTO - Dopo gli scandali LuxLeaks in Lussemburgo e i Panama Papers, arriva un passo avanti importante nella lotta all'elusione fiscale delle multinazionali, che costa ai governi circa 240 miliardi di dollari l'anno. C'e' chi ha definito “storico” il primo meeting plenario (promosso a Kyoto dall'Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) del cosiddetto “Inclusive Framework sul Beps” (Base Erosion and Profit Shifting), con 82 Paesi, di cui 26 nuove adesioni (tra cui molte nazioni in via di sviluppo). “E' stata una riunione storica per la fiscalita' internazionale, che per la prima volta ha portato allo stesso tavolo e alle stesse condizioni 82 Paesi sul tema della revisione delle regole fiscali internazionali, sulla base di quanto elaborato in due anni di lavoro dai Paesi membri dell'Ocse e del G20 per contrastare il fenomeno dell'elusione transazionale”, afferma Fabrizia Lapecorella, direttrice generale delle Finanze al Ministero dell'Economia, selezionata tra i 20 membri dello Steering Group dell'Inclusive Framework. Progressi sono stati fatti anche sulla formalizzazione dei criteri da sottoporre al G20 perche' possa eventualmente compilare una “blacklist” di Paesi che non cooperano.