Roma - (askanews) - "La situazione è estremamente negativa per tutti, per la Russia e per l'Europa, semplicemente perchè l'Europa è il principale partner per la Russia e la Russia è uno dei principali mercati per l'Europa": Vladimir Dmitriev è il presidente di Vneshekonombank, la banca che ai tempi dell'Urss gestiva il debito estero e che Putin ha trasformato in banca per lo sviluppo. Lo chiamo lo zar delle banche e per lui le sanzioni occidentali sono problema di quotidiana urgenza."Le sanzioni allo stato attuale - misure che vanno contro il commercio e gli scambi a livello globale - provocano danni molto gravi per tutti. Le stime medie che vediamo circolare oggi, tentando di fare i conti, sono di perdite per 20-30 miliardi di euro sino ad oggi per i Paesi dell'Ue. E a lungo termine il conto potrebbe risultare ancora più salato"."D'altra parte - avverte Dmitriev - questo spinge la Russia a cercare l'espansione su altri mercati, che possano sostituire le mancate esportazioni di prodotti tradizionalmente comprati da Paesi europei. Non è una nostra scelta, siamo costretti a farlo a causa delle decisioni prese in Europa: dobbiamo trovare anche altri fornitori"."Per arrivare a ridurre ed eliminare le sanzioni serve un grosso miglioramento della situazione in Ucraina. Ma noi non possiamo accettare che una terza parte interferisca nella politica interna ucraina, noi cerchiamo di ottimizzare i risultati degli accordi di Minsk, che indicano la via giusta per arrivare a risolvere questa drammatica situazione".Intanto gli Usa parlano di ulteriori misure punitive nei confronti di Mosca. E negli ambienti imprenditoriali occidentali cresce la preoccupazione. In Italia anche più che altrove, afferma Dmitriev. Lavorare con le banche russe è sempre più difficile. Si teme la possibilità di rappresaglie americane."Io come presidente da parte russa del Forum di dialogo Italia-Russia, vedo crescente preoccupazione qui da voi presso la comunità imprenditoriale, chi fa business capisce che si è creata una situazione ingiusta, che l'America cerca di imporre la propria politica a Paesi tradizionalmente molto legati alla Russia. E le piccolo-medie imprese in Italia, in particolare, dipendono molto dal mercato russo e dai rapporti italo-russi. Detto questo, i grossi progetti italo-russi andranno avanti, parlo ad esempio del maxiprogetto Yamal per il gas liquefatto del Superjet Sohkoi"."Non credo che questo tipo di cooperazione possa essere frenata. Non è facile, ma troveremo soluzioni. Credo che il mondo imprenditoriale italiano, davvero preoccupato, farà di tutto per mantenere e migliorare le proprie posizioni in Russia.E' difficile, ma c'è interesse da entrambe le parti".Il tracollo del rublo nel 2014 ha creato non pochi problemi, ma Dmitriev è piuttosto ottimista sull'anno in corso."Le nostre autorità monetarie hanno fatto molto per stabilizzare il rublo. La situazione è certo difficile, ma è gestibile. Credo che per quest'anno sia realistico pensare a un tasso di cambio rublo-dollaro, in media, di 50 a 1, o poco di più. Il trend attuale indica un possibile apprezzamento del rublo e credo che, lentamente, ci sarà un rafforzamento, staremo sotto i 60 rubli".Quanto al petrolio, dice il presidente di Vneshekonombank,"non prevedo drammatici cambiamenti rispetto al quadro attuale. Assistiamo a un incremento della domanda, mentre i Paesi produttori cercano di regolare i livelli di produzione. Un ulteriore abbassamento dei prezzi non farebbe bene a nessuno, nemmeno agli Usa".