E' l'Italia a guidare gli sforzi dell'Europa per sollecitare il Giappone ad abolire la pena di morte. In una palazzo della Dieta al convegno “Non c'e' giustizia senza vita” promosso dalla Comunita' di Sant'Egidio con il patrocinio dell'ambasciata, sono intervenuti anche i due ex ministri della Giustizia che non hanno messo la loro firma ad alcuna esecuzione, purtroppo eccezioni alla regola. Mario Marazziti, presidente della Commissione affari sociali della Camera, ha sottolineato i progressi nel trend internazionale abolizionista anche in Asia, che rende sempre piu' incongruo il permanere in Giappone del sistema vigente. Toshi Kazama, fotografo che ha dedicato buona parte della sua vita professionale a raccogliere testimonianze visive sul problema, ha proiettato le sue immagini in vari Paesi sulle camere della morte, su condannati minorenni oppure liberati in extremis per riconosciuto errore giudiziario. In Giappone oggi ci sono 129 persone nelle camere della morte. Il responsabile dell'associazione parlamentare per l'abolizione, Shizuka Kamei, non nasconde che si tratta di un obiettivo difficile in un Paese in cui la politica cede spesso alla mentalita' burocratica. Commuove Hideko Hakamada, sorella di Iwao liberato l'anno scorso dopo decenni nel braccio della morte. Dice che la salute del fratello, vittima di errore giudiziario, sta migliorando ma lui resta con la sindrome dell'imprigionamento: se lo lascia solo in casa, la chiude fuori. Intanto il 30 novembre il Nebraska “celebrera'” a Roma l'abolizione delle esecuzioni capitali.