Milano (TMNews) - Un centrodestra che sconta le colpe di una crisi finanziaria che nel 2009 ha portato l'Islanda al collasso e un centrosinistra invece penalizzato da 4 anni di politiche di austerity necessarie per non precipitare definitivamente nel baratro. Una dinamica, quella che ha caratterizzato l'ultima campagna elettorale in Islanda che ricorda quella di altri paesi europei con alcune differenze fondamentali: gli islandesi, attraverso un referendum del 2008, hanno deciso di non pagare i debiti accumulati dal governo conservatore in carica e hanno lanciato un'iniziativa popolare per riscrivere la costituzione con l'obiettivo di creare una società più giusta, equa e sostenibile con i poteri necessari per controllare l'attività politica anche attraverso la difesa di Internet e della libera circolazione di idee e informazione. Un esperimento di democrazia partecipata senza precedenti in Europa, concluso con successo lo scorso ottobre quando la nuova carta è entrata in vigore.Ora l'entusiasmo fra la popolazione sembra essersi un pò esaurito e il timore è che si possano dimenticare i veri responsabili della crisi che si sono mascherati dietro la battaglia molto sentita del ritiro della richiesta di ingresso nell'Unione Europea"Sembra che il paese abbia un vuoto di memoria perché i partiti che hanno portato l'Islanda al collasso potrebbero avere un'altra occasione di governare. Sembra un caso di amnesia collettiva per questo la gente potrebbe eleggere nuovamente i conservatori".A distinguere l'Islanda da altri paesi europei c'è anche un altro fatto, non di poco conto: l'attuale primo ministro, una donna socialdemocratica di 70 anni, ha annunciato che si ritirerà dalla vita politica.(Immagini Afp)