Baghdad (TMNews) - Gli ultimi giorni della campagna elettorale per le elezioni politiche in Iraq previste per il 30 aprile si sono svolti in un clima di grandi violenze. Omicidi e attentati, per lo più di matrice settaria, hanno fatto registrare una feroce recrudescenza raggiungendo un'intensità paragonabile al 2008, anno in cui il Paese rischiò una guerra civile fra sciiti e sunniti. Quasi tremila persone sono state uccise dall'inizio dell'anno e gruppi estremisti continuano a controllare città importanti come Falluja.Ma il dato più rilevante di queste elezioni è che saranno le prime a livello nazionale dopo la partenza delle truppe statunitensi e a detta dei più ottimisti potrebbero essere considerate come la pietra di fondazione di un autentico sistema democratico.Secondo Ihsan al-Chammari, docente di Scienze politiche all'università di Bagdad, le speranze passano dal premier uscente Nuri al-Maliki, considerato il grande favorito.UPS (IRAK: LES ELECTIONS COMME FOUNDATION DE LA DÉMOCRATIE 03.02 ieri 01.11"Maliki - spiega - gode tuttora di un grande sostegno da parte dell'Iran, ma gli Stati Uniti sembrano avere cambiato strategia nei suoi confronti. Se Maliki riuscisse a buttarsi alle spalle il giogo della coalizione nazionale e riuscisse a trovare un'intesa con la minoranza sunnita credo che otterrebbe l'appoggio americano".Quasi 10mila candidati sono in lizza per occupare i 328 seggi del Parlamento nazionale. Ma la situazione è al limite del tracollo.UPS 01.29"Vogliamo un premier con la mano di ferro - spiega un giornalista iracheno - un governo e un esercito forti. Una polizia forte. Basta con i miliziani e i criminali in circolazione. Tutto deve essere sotto il controllo del governo. Quale che sia".(Immagini Afp)