Bagdad (TMNews) - Un centinaio di chilometri a nord di Bagdad, nel villaggio di Jobour, avanguardia della resistenza contro l'avanzata travolgente dell'Isis, sventola la bandiera irachena.Jobour è stretto da tre mesi tra le acque del Tigri e gli attacchi dei guerriglieri dello Stato islamico. Non è mai caduto nella mani degli islamisti ma ne ha sentito il morso. Autobomba e attentati suicidi hanno devastato il villaggio. Che però non intende cedere."Siamo pochi e abbiamo un armamento rudimentale, spiega uno dei responsabili militari, ma siamo riusciti a bloccare l'avanzata dell'Isis e a infliggergli perdite in uomini e mezzi. Questo può essere il punto di partenza per liberare tutto l'Iraq"Quello che forse è più importante è il fatto che Jobour è difeso da una milizia composta da sciiti e sunniti che, appoggiati dall'esercito iracheno, combattono insieme il nemico comune buttandosi alle spalle le divisioni religiose e settarie, come sottolinea un combattente sciita. "Stiamo difendendo le nostre case. Non ci sono divisioni tra sunniti e sciiti e nemmeno con le altre comunità".I 1.500 guerrieri di Jobour sono in attesa del supporto dei raid aerei occidentali. Ma per adesso devono vedersela da soli contro l'Isis. Decisi a combattere sino in fondo,"La nostra piccola tribù resiste da 90 giorni allo Stato islamico, racconta uno dei capi della resistenza. Le battaglie sono dure ma non sono ancora riusciti a mettere piede a Jobour. Se lo faranno, sarà sui nostri cadaveri".(Immagini Afp)