Arbil (askanews) - Rame, plastica, pezzi di ferro o anche vecchie scatole. Tutto si puo scambiare o vendere per la sopravvivenza. Tutto a un prezzo. Soprattutto se ci troviamo nell'Iraq dilaniato dalla guerra contro l'Isis e scosso dalle migrazioni interne per fuggire al conflitto. Alla discarica di Arbil è una corsa ogni giorno per decine di persone, iracheni ma anche siriani, per accaparrarsi un "articolo" da rivendere sul mercato."La situazione è peggiorata: sono arrivati tanti rifugiati alla discarica, l'Isis controlla l'area di Mosul, sono arrivate anche persone da Fallujah o Ramadi", spiega il responsabile della discarica. "Noi veniamo dalla Siria, dall'area curda di Kobane. La nostra città è stata distrutta, non c'è rimasto niente. Siamo finiti qui. Non c'è lavoro, gli affitti sono cari, tutto è caro. Facciamo questo per sopravvivere".I cumuli di spazzatura sono presi d'assalto appena arrivano i camion a scaricare. Muniti di guanti e col volto coperto, bambini e anziani si mettono a rovistare. "Non c'è salario. Io ero arruolato nell'esercito, ho lavorato un anno e quattro mesi ma mi hanno pagato solo cinque mensilità. Ho sette figli. Come posso vivere? Ero costretto a lasciare l'esercito e sono venuto qui".