Arbil (Iraq), (TMNews) - "Piangevamo mentre lasciavamo i nostri posti di combattimento. Eravamo afflitti per non aver combattuto, siamo stati sconfitti senza sparare un colpo. Se l'avessimo fatto sarebbe stato più facile per noi". Bassil Hassan è un soldato dell'esercito iracheno. L'avanzata delle brigate sunnite ha costretto lui e i suoi commilitoni ad abbandonare la base militare nella zona di Kirkuk per difendere la città dall'attacco dei jihadisti dell'Isil. Molti soldati iracheni nella provincia hanno disertato su indicazione dei superiori dopo la caduta di Mosul, nel Nord del Paese. Ora aspetta di comprare un biglietto aereo per Baghdad per riunirsi ai commilitoni, dopo che il governo ha ordinato all'esercito di riprendere posizione."Voglio ritornare dai miei fratelli perchè appartengo all'esercito. La mia unità verrà ricostituita, sto andando nella capitale per raggiungerli e spero che tutto vada bene". Nel caos militare iracheno succede anche che Hussein Ali, meccanico dell'esercito, debba lasciare Kirkuk all'arrivo non delle forze jihadiste ma di quelle curde, conosciute come peshmerga. "Lavoravamo dentro la base quando sono arrivati e ci hanno detto che avrebbero cooperato come forza congiunta: poi sono iniziati i problemi, ci hanno puntato le armi contro e ci hanno buttato fuori" racconta. "Sono molto arrabbiato, è difficile tollerare tutto questo dopo che per otto anni abbiamo servito questa gente". Sono quasi mezzo milione gli iracheni che hanno abbandonato le loro case, molti cercano di trasferirsi nel sud del Paese, per ora in salvo dai combattimenti.(immagini Afp)