Najaf (TMNews) - Najaf, città irachena da sempre sacra agli sciiti, ha assunto un rilievo maggiore dal punto di vista politico e militare. La causa sta nella rivolta sunnita che, partita da Bagdad e propagatasi al nord, minaccia lo spettro di una divisione lungo le tre linee di faglia etniche e religiose del paese: sunnita, sciita e curda.Il governatorato di Najaf, di cui la città è il capoluogo, da quando è partita l'offensiva degli integralisti sunniti è stata capace di ospitare 24mila rifugiati. Con livelli di accoglienza definiti "straordinari" dalla Croce rossa.Najaf ospita il venerato santuario dell'Imam Ali, cugino e genero del profeta Muhammad nonché guida di tutti gli sciiti. All'ombra della sua cupola d'oro, in nome della misericordia islamica, vengono distribuiti 9.000 pasti al giorno ai profughi, anche quelli sunniti.Abu Hussein ha trovato rifugio in una sala di preghiera con 25 parenti."Ci hanno offerto cibo, bevande e tutto quello di cui abbiamo bisogno. Anche vestiti, olio e pannolini", ricorda con le lacrime agli occhi.L'ospitalità è garantita dalla mobilitazione di migliaia di volontari ordinata da una fatwa dell'ayatollah al-Sistani, la personalità sciita più venerata del paese, che ha chiamato alla "guerra santa" contro l'insurrezione sunnita. 5.000 uomini hanno risposto all'appello.Ma l'obiettivo, ricorda Muhamad Ali al-Hakim, dirigente amministrativo del santuario, non è solo la protezione del luogo sacro."Dobbiamo difendere non solo il santuario e ciò che ospita. Ma anche l'area intorno in un raggio di 4 o 5 chilometri. Abbiamo organizzato diversi perimetri difensivi, contro ogni minaccia".(Immagini Afp)