Esattamente sei anni fa dovette porsi un problema tremendo: se ordinare o meno l'evacuazione di tutta l'area metropolitana di Tokyo, ossia emettere un decreto di espulsione di 50 milioni di persone dalle loro case. Sei anni dopo, e' lui che che arringa conro il nucleare una piccola folla davanti al Parlamento nell'anniversario del terremoto e dello tsunami che provocarono il peggior disastro atomico dai tempi di Chernobyl.
Naoto Kan e' stato il “premier di Fukushima”, ossia il capo del governo giapponese ai tempi della catastrofe: “il Giappone ha rischiato una catastrofe da cui non si sarebbe piu' ripreso – dice – Per fortuna non dovetti ordinare l'evacuazione di 50 milioni di persone, ma il pericolo fu concreto”. L'esplosione all'idrogeno avvenuta il 14.. marzo 2011 all'interno dell'edificio del reattore numero 3 della centrale di Fukushima Daiichi fece temere davvero il peggio. La crisi - tre reattori con il nocciolo fuso - comporto' l'evacuzione degli abitanti in un raggio di 30 km (e oltre in alcune aree): ancora oggi decine di migliaia non hanno potuto tornare alle loro case. Il conto stimato per il decommissionamento della centrale e i risarcimenti e' gia' raddoppiato rispetto alle stime iniziali, raggiungendo i 21.500 miliardi di yen, una cifra non distante dai 200 miliardi di dollari. I tempi per il decommissionamento si calcolano in alcuni decenni.
“Sono convinto che certamente in Giappone, ma anche nel resto del mondo l'energia nucleare dovrebbe essere bandita”, afferma Kan citando l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, che fa intravedere un futuro in cui il mondo potra' rinunciare alle energie fossili per il suo fabbisogno energetico. E anche al nucleare.
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