Nuova Delhi (askanews) - L'India nasconde la testa nella sabbia e preferisce la censura alla denuncia. Un tribunale di New Dehli ha vietato la messa in onda di "Indias Daughter" un documentario su uno dei condannati a morte per aver stuprato e ucciso una studentessa nel 2012.Nell'intervista-choc, realizzata dalle documentarista britannica Leslee Unwin, Mukes Singh, l'aggressore, afferma che le ferite mortali furono colpa della giovane perchè "oppose resistenza" mentre avrebbe dovuto solo "stare zitta e lasciarsi stuprare"."Sono frasi offensive e degradanti verso le donne che creano un'atmosfera di paura e tensione che potrebbe portare a proteste popolari", ha spiegato un portavoce della polizia dando notizia del divieto."Nessun pentimento, nemmeno per un secondo in oltre 16 ore di intervista, lo ripeto nessun pentimento - ha raccontato Leslee Unwin in conferenza stampa. Anzi lui diceva: Non capisco il perchè di tutto questo caos, in fondo è una cosa che fanno tutti".L'autrice del documentario, poi si è detta sconvolta dalla decisione della magistratura, ma non molla. "Più proibiranno il film, più l'interesse della gente crescerà. Ora tutti vorranno vederlo" ha detto Leslee Unwin.La studentessa di fisioterapia morì per le ferite riportare dopo essere stata selvaggiamente aggredita su un autobus mentre tornava dal cinema con un amico. Il crimine suscitò una forte emozione in tutto il mondo e scatenò proteste enormi in India contro le violenza sulle donne, portando a un inasprimento della legge contro gli stupri."Cio' che mi ha convinto a fare il documentario sono le proteste. Sono state una straordinaria espressione della volontà di cambiare. Uomini e donne normali sono scesi in strada per fare sentire le lacrime del loro cuore" ha concluso la regista.Il documentario sarà comunque trasmesso in altri sei Paesi, tra cui la Gran Bretagna, in occasione della Giornata della Donna.(Immagini Afp)