Dehli, (TMNews) - Condannati a morte. Il tribunale di New Delhi ha accolto le richieste dell'accusa e inflitto la pena capitale ai quattro uomini, tra i 19 e i 29 anni, accusati di aver violentato brutalmente e ucciso una studentessa indiana su un autobus il 16 dicembre 2012. Il quinto imputato, l'autista del bus, si è impiccato nella sua cella mentre aspettava il processo, il sesto partecipante allo stupro, minorenne al tempo dei fatti, è stato condannato a tre anni in una casa di recupero, il massimo della pena prevista. Il giudice Yogesh Khanna ha spiegato così la sentenza: "Il caso eccezionale rientra nell'ancor più eccezionale categoria" che giustifica la pena capitale. Il codice penale indiano prevede la pena di morte in rarissimi casi e le esecuzioni sono eccezionali. La studentessa era stata aggredita mentre rientrava dal cinema con un amico, anche lui picchiato brutalmente, ed era morta in ospedale a Singapore il 29 dicembre. La ragazza, racconta il suo amico, testimone chiave al processo, avrebbe accolto la sentenza con gioia: voleva che i suoi aguzzini "prendessero fuoco". "Ci sentiamo tutti colpevoli - dice - era una figlia che la società non ha saputo proteggere. La colpa non morirà mai, la società ha perso una donna e io un'amica. La sola cosa buona potrebbe essere assicurarsi che non accada di nuovo".(immagini Afp)