New Delhi (TMNews) - A distanza di 2 settimane dall'omicidio della figlia, parla il padre della giovane studentessa di Medicina morta in India in seguito a un stupro di gruppo subito su un autobus in un quartiere bene di New Delhi."Sin da quando era una bambina - racconta commosso - la sua più grande ambizione era diventare un medico. Il suo scopo nella vita era fare in modo che la sua famiglia non soffrisse più, voleva mettersi alle spalle le difficoltà della sua vita e spazzare via la nostra povertà. Voleva essere sicura che non fosse ncessario che io lavorassi fino alla mia vecchiaia"."Quando siamo arrivati a Singapore, dov'era stata portata, non era cosciente ma aveva le lacrime agli occhi. Ho capito che la situazione era grave ma credevo che potesse guarire, che potesse sopravvivere. Quando mi hanno detto che avrebbero dovuto operarla non sapevo che fare, mi sentivo a disagio: come un uccello senz'ali."Sarebbe bello se fosse fatta una legge a suo nome per proteggere le vittime degli stupri. Oppure che il suo nome venisse dato a un ospedale o comunque a qualche opera buona in modo che dal suo sacrificio possa venire qualcosa di buono, altimenti tutto questo sarà stato inutile"."Ha portato a un risveglio della società che non può più chiudere gli occhi di fronte a episodi di questo genere che accadono ogni giorno. Dobbiamo cambiare noi stessi. Senza cambiamenti questi episodi non finiranno mai. L'opinione pubblica deve svegliarsi, adesso"(Immagini Afp)